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 La falsa chiesa all’interno della Chiesa è all’opera più che mai
di Stefano Arnoldi
29/12/2012 15:55:39
La falsa chiesa all’interno della Chiesa è all’opera più che mai

Ora possiamo davvero dirlo: dopo averla vista all’opera anche in campo politico (l’incredibile e scandaloso appoggio a Monti e all’Europa che perseguono un programma massonico! – Per approfondire l’inconciliabilità fra la massoneria e la dottrina cristiana si legga il documento vaticano a questo link), la falsa chiesa all’interno della Chiesa ha gettato la maschera e ormai alla luce del sole, con diabolica sfrontatezza, manifesta le sue velenose eresie e i suoi tradimenti.

Tradimenti innanzitutto nei confronti di Cristo (giustamente Giovanni Zenone, direttore della casa editrice Fede&Cultura, scrive che la stirpe di Giuda si è ormai riprodotta a dismisura a guisa di cancro, e ancora una volta Cristo viene tradito per una manciata di monetine) ma anche tradimenti nei confronti dei fedeli della cui salvezza dell’anima e della conquista del Paradiso eterno non importa più a nessuno, tantomeno a quei sacerdoti,  vescovi e cardinali che si sono fatti strumento di una falsa fede (annacquata da sentimentalismo e buonismo spesso al limite dell’infantilismo), di una falsa dottrina (avvelenata da visioni sempre più protestanti, dalle logiche mondane e da quel superbo carrierismo nella conquista del potere e della vanagloria), e infine, inesorabilmente, di una falsa chiesa (dove la morale e la verità hanno lasciato il posto a “logiche” di vita che non hanno nulla di cattolico infettate come sono da compiacenti aperture a ciò che se si è chiamato fino a ieri “peccato” ma che oggi non lo è più: il sovvertimento del vero col falso e del bene col male è compiuto).

Davanti a tutto questo scenario, i cattolici assistono attoniti o, forse i più sprovveduti, nemmeno consapevoli di quello che si sta perpetrando a loro danno: qui c’è in gioco la salvezza o la dannazione eterna in quello scontro drammatico, come ricorda il card. Caffarra (arcivescovo di Bolgna), tra la cultura della morte e il Vangelo della vita, tra il demonio e Cristo.

Terreno di scontro: la vita di ciascuno di noi. Oggetto del contendere: la nostra anima.

La vicenda, per l’intelletto umano, è persino imbarazzante nella sua semplicità, ma un cuore immerso in una società refrattaria alla Verità, offuscato da tante menzogne e condotto a zonzo da pastori smarriti che per di più si arrogano a guide pur essendosi segretamente fatti traditori dell’unico vero Dio che rivendica per Sé e per Sè solo il ruolo di Salvatore (con tanti saluti al cortile dei gentili del card. Ravasi), un cuore così offuscato non può che perdere il bandolo della matassa e cadere inesorabilmente nella ragnatela del ragno fino a diventarne preda e poi schiavo, per sempre.

E tutto questo perché accade? Perché la fede è in ritirata, anche in ambienti ecclesiastici, soprattutto in ambienti ecclesiastici: non si crede più nei Novissimi (alzi la mano chi riesce più a sentire le parole morte, giudizio, inferno, paradiso nelle omelie), non si crede più nell’unica vera dottrina capace di dare risposte precise a domande precise (quel magnifico Catechismo di San Pio X che ancora oggi ci insegna la retta dottrina, è stato rimosso e persino deriso da un clero che si definisce all'”avanguardia” col risultato che gli insegnamenti del Vangelo e le parole di Cristo vengono deformati e stravolti a seconda delle aspettative mondane del momento), non si crede più nella Messa (anzi, si odia quella di sempre, in latino…troppo pericolosa perché converte il cuore!) e nelle grazie che da Essa si sprigionano (ormai nelle Chiese le funzioni col “rito aggiornato” sono rappresentazioni teatrali pregne di insolenza verso il Padrone di casa con deformazioni liturgiche al limite del sopportabile, come sottolinea mons. Bux)…

Ma l’opera della falsa chiesa nella demolizione della fede e della vera Chiesa continua inesorabile: il suo venire a patti col mondo è manifesto e professarsi cattolici, di base o di bose (…e stendiamo un velo pietoso!), oggi non significa più nulla se non indossare una maschera di finto perbenismo per celare un vuoto interiore etico e spirituale da spavento.

In una Nota che ha fatto discutere (il Bene fa sempre discutere, il male passa invece sempre sotto silenzio…), mons. Crepaldi (vescovo di Trieste) aveva parlato come di “due Chiese” che ormai esprimono due teologie diverse. Più chiaro di così!

Tutto ciò, lo sappiamo bene (o forse ce ne siamo dimenticati?), è stato predetto da Cristo: “…Ma quando il Figlio dell’Uomo verrà, troverà ancora la fede sulla terra?” (Lc 18, 8) lasciando intendere che tutto il mondo, anche la Chiesa, sarebbero stati investiti da una paurosa crisi di fede.

Tuttavia “… le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18). Non prevalebunt, le forze del male non potranno schiacciare ed eliminare la vera Chiesa, che sebbene sempre più ridimensionata e perseguitata (basta aprire gli occhi ed elevarci anche solo un millimetro dall’ipocrisia nella quale amiamo sguazzare) vive perché Cristo stesso vive in essa (se infatti la Chiesa fosse solo un’istituzione umana sarebbe già stata spazzata via dall’odio di quanti nella storia è stato ed è riversato su di Essa per zittirla, condizionarla o distruggerla… questo è certo).

Del resto anche la Madonna a Fatima ha detto “alla fine il mio cuore immacolato trionferà” confermando il periodo di crisi, cioè di apostasia, entro il quale sarebbe passata la barca di Pietro e indicandosi Lei stessa come timone d’aiuto per uscire da quella tempesta.

Rendiamoci perciò conto di quello che sta succedendo e agiamo di conseguenza, perché ogni cristiano, volente o nolente, dovrà fare una scelta,  avendo ben stampate nella mente e nel cuore queste parole: “…Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi a causa mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la ricompensa preparata per voi nei Cieli” (Mt 5, 11-12)… e non sono parole del card. Martini, ma di Gesù…queste sì, risuonano di vita eterna…

Stefano Arnoldi – direttore Corsia dei Servi
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RIFLESSIONI AD UN ANNO DALLA DICHIARAZIONE
DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

INCONCILIABILITÀ TRA FEDE CRISTIANA E MASSONERIA

Il 26 novembre 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicava una dichiarazione sulle associazioni massoniche (cfr AAS LXXVI [1984] 300).

A poco più di un anno di distanza dalla sua pubblicazione può essere utile illustrare brevemente il significato di questo documento.

Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella Massoneria idee filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica. Per Leone XIII esse si riconducevano essenzialmente a un naturalismo razionalista, ispiratore dei suoi piani e delle sue attività contro la Chiesa. Nella sua Lettera al Popolo Italiano «Custodi» (8 dicembre 1892) egli scriveva: «Ricordiamoci che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili, così che iscriversi all’una significa separarsi dall’altra».

Non si poteva pertanto tralasciare di prendere in considerazione le posizioni della Massoneria dal punto di vista dottrinale, quando negli anni 1970‑1980 la S. Congregazione era in corrispondenza con alcune Conferenze Episcopali particolarmente interessate a questo problema, a motivo del dialogo intrapreso da parte di personalità cattoliche con rappresentanti di alcune logge che si dichiaravano non ostili o perfino favorevoli alla Chiesa.

Ora lo studio più approfondito ha condotto la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede a confermarsi nella convinzione dell’inconciliabilità di fondo fra i principi della massoneria e quelli della fede cristiana.

Prescindendo pertanto dalla considerazione dell’atteggiamento pratico delle diverse logge, di ostilità o meno nei confronti della Chiesa, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, con la sua dichiarazione del 26.11.83, ha inteso collocarsi al livello più profondo e d’altra parte essenziale del problema: sul piano cioè dell’inconciliabilità dei principi, il che significa sul piano della fede e delle sue esigenze morali.

A partire da questo punto di vista dottrinale, in continuità del resto con la posizione tradizionale della Chiesa, come testimoniano i documenti sopra citati di Leone XIII, derivano poi le necessarie conseguenze pratiche, che valgono per tutti quei fedeli che fossero eventualmente iscritti alla massoneria.

A proposito dell’affermazione sull’inconciliabilità dei principi tuttavia si va ora da qualche parte obiettando che essenziale della massoneria sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun «principio», nel senso di una posizione filosofica o religiosa che sia vincolante per tutti i suoi aderenti, ma piuttosto di raccogliere insieme, al di là dei confini delle diverse religioni e visioni del mondo, uomini di buona volontà sulla base di valori umanistici comprensibili e accettabili da tutti.

La massoneria costituirebbe un elemento di coesione per tutti coloro che credono nell’Architetto dell’Universo e si sentono impegnati nei confronti di quegli orientamenti morali fondamentali che sono definiti ad esempio nel Decalogo; essa non allontanerebbe nessuno dalla sua religione, ma al contrario costituirebbe un incentivo ad aderirvi maggiormente.

In questa sede non possono essere discussi i molteplici problemi storici e filosofici che si nascondono in tali affermazioni. Che anche la Chiesa cattolica spinga nel senso di una collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, non è certamente necessario sottolinearlo dopo il Concilio Vaticano II. L’associarsi nella massoneria va tuttavia decisamente oltre questa legittima collaborazione e ha un significato ben più rilevante e determinante di questo.

Innanzi tutto si deve ricordare che la comunità dei «liberi muratori» e le sue obbligazioni morali si presentano come un sistema progressivo di simboli dal carattere estremamente impegnativo. La rigida disciplina dell’arcano che vi domina rafforza ulteriormente il peso dell’interazione di segni e di idee. Questo clima di segretezza comporta, oltre tutto, per gli iscritti il rischio di divenire strumento di strategie ad essi ignote.

Anche se si afferma che il relativismo non viene assunto come dogma, tuttavia si propone di fatto una concezione simbolica relativistica, e pertanto il valore relativizzante di una tale comunità morale-rituale lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante.

In tale contesto, le diverse comunità religiose, cui appartengono i singoli membri delle Logge, non possono essere considerate se non come semplici istituzionalizzazioni di una verità più ampia e inafferrabile. Il valore di queste istituzionalizzazioni appare, quindi, inevitabilmente relativo, rispetto a questa verità più ampia, la quale si manifesta invece piuttosto nella comunità della buona volontà, cioè nella fraternità massonica.

Per un cristiano cattolico, tuttavia, non è possibile vivere la sua relazione con Dio in una duplice modalità, scindendola cioè in una forma umanitaria – sovraconfessionale e in una forma interna – cristiana. Egli non può coltivare relazioni di due specie con Dio, né esprimere il suo rapporto con il Creatore attraverso forme simboliche di due specie. Ciò sarebbe qualcosa di completamente diverso da quella collaborazione, che per lui è ovvia, con tutti coloro che sono impegnati nel compimento del bene, anche se a partire da principi diversi. D’altronde un cristiano cattolico non può nello stesso tempo partecipare alla piena comunione della fraternità cristiana e, d’altra parte, guardare al suo fratello cristiano, a partire dalla prospettiva massonica, come a un «profano».

Anche quando, come già si è detto, non vi fosse un’obbligazione esplicita di professare il relativismo come dottrina, tuttavia la forza relativizzante di una tale fraternità, per la sua stessa logica intrinseca ha in sé la capacità di trasformare la struttura dell’atto di fede in modo così radicale da non essere accettabile da parte di un cristiano, «al quale cara è la sua fede» (Leone XIII).

Questo stravolgimento nella struttura fondamentale dell’atto di fede si compie, inoltre, per lo più, in modo morbido e senza essere avvertito: la salda adesione alla verità di Dio, rivelata nella Chiesa, diviene semplice appartenenza a un’istituzione, considerata come una forma espressiva particolare accanto ad altre forme espressive, più o meno altrettanto possibili e valide, dell’orientarsi dell’uomo all’eterno.

La tentazione ad andare in questa direzione è oggi tanto più forte, in quanto essa corrisponde pienamente a certe convinzioni prevalenti nella mentalità contemporanea. L’opinione che la verità non possa essere conosciuta è caratteristica tipica della nostra epoca e, nello stesso tempo, elemento essenziale della sua crisi generale.

Proprio considerando tutti questi elementi la Dichiarazione della S. Congregazione afferma che la Iscrizione alle associazioni massoniche «rimane proibita dalla Chiesa» e i fedeli che vi si iscrivono «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

Con questa ultima espressione, la S. Congregazione indica ai fedeli che tale iscrizione costituisce obiettivamente un peccato grave e, precisando che gli aderenti a una associazione massonica non possono accedere alla Santa Comunione, essa vuole illuminare la coscienza dei fedeli su di una grave conseguenza che essi devono trarre dalla loro adesione a una loggia massonica.

La S. Congregazione dichiara infine che «non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche, con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito». A questo proposito il testo fa anche riferimento alla Dichiarazione del 17 febbraio 1981, la quale già riservava alla Sede Apostolica ogni pronunciamento sulla natura di queste associazioni che avesse implicato deroghe alla legge canonica allora in vigore (can. 2335).

Allo stesso modo il nuovo documento, emesso dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede nel novembre 1983, esprime identiche intenzioni di riserva relativamente a pronunciamenti che divergessero dal giudizio qui formulato sulla inconciliabilità dei principi della massoneria con la fede cattolica, sulla gravità dell’atto di iscriversi a una loggia e sulla conseguenza che ne deriva per l’accesso alla Santa Comunione. Questa disposizione indica che, malgrado la diversità che può sussistere fra le obbedienze massoniche, in particolare nel loro atteggiamento dichiarato verso la Chiesa, la Sede Apostolica vi riscontra alcuni principi comuni, che richiedono una medesima valutazione da parte di tutte le autorità ecclesiastiche.

Nel fare questa Dichiarazione, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede non ha inteso disconoscere gli sforzi compiuti da coloro che, con la debita autorizzazione di questo Dicastero, hanno cercato di stabilire un dialogo con rappresentanti della Massoneria. Ma, dal momento che vi era la possibilità che si diffondesse fra i fedeli l’errata opinione secondo cui ormai la adesione a una loggia massonica era lecita, essa ha ritenuto suo dovere far loro conoscere il pensiero autentico della Chiesa in proposito e metterli in guardia nei confronti di un’appartenenza incompatibile con la fede cattolica.

Solo Gesù Cristo è, infatti, il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli.

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In Italia la democrazia è morta

di Magdi Cristiano Allam

31/12/2012 08:33:07
In Italia la democrazia è morta

(Il Giornale) – La Storia ricorderà il primo anno del governo Monti per aver perpetrato tre crimini ai danni della democrazia, dello Stato e degli italiani. La denuncia di Berlusconi, fatta tardivamente, di essere stato vittima di una congiura che lo costrinse a rassegnare le dimissioni, è un dato di fatto oggettivo e documentabile.
In Italia la democrazia sostanziale è morta. La Costituzione che recita che siamo una Repubblica parlamentare è stata stravolta da un capo dello Stato che si comporta come se fossimo una Repubblica presidenziale auto-attribuendosi il potere esecutivo, commissariando il Parlamento e riducendo il governo a esecutore di direttive presidenziali arbitrarie. Così come Berlusconi si dimise senza un voto di sfiducia del Parlamento, ugualmente Monti si è dimesso senza un voto di sfiducia del Parlamento. Napolitano ha annunciato la data delle elezioni anticipate quando il Parlamento non era ancora dissolto e il governo era ancora in carica. Il fatto che le scelte politiche cruciali avvengano senza tener conto del Parlamento che dovrebbe esprimere la sovranità popolare, conferma che siamo già in un contesto estraneo alla democrazia sostanziale. L’insieme delle istituzioni non sono più rappresentative della volontà popolare. Il Parlamento è formato da deputati e senatori designati, non essendoci più il voto di preferenza, ciò che fa venir meno il fulcro della democrazia sostanziale, ovvero il rapporto fiduciario tra l’elettore e l’eletto. Il capo dello Stato è designato da un Parlamento di designati. E il capo del governo è stato calato dall’alto dai poteri finanziari globalizzati.
Quando il 16 novembre 2011 Monti giurò sulla Costituzione di “esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”, giurò il falso. Quel giorno Monti era ancora consulente internazionale della Goldman Sachs, la più grande e potente banca d’affari al mondo; membro del Consiglio Direttivo del “Club Bilderberg”, il salotto più esclusivo dei potenti della finanza e dell’economia nel mondo; Presidente del Gruppo Europeo della “Commissione Trilaterale”; membro del “Comitato consultivo di alto livello per l’Europa” di Moody’s, una delle tre maggiori agenzie di rating al mondo. Soltanto 9 giorni dopo, il 24 novembre, con un dispaccio dell’Ansa delle 11,36 dal titolo “Monti lascia la Bocconi e altri incarichi”, abbiamo appreso che “Monti ha lasciato poi tutti gli incarichi che ha come consulente Goldman Sachs, presidente europeo della Trilaterale e nel comitato direttivo Bildelberg”.
Ebbene è del tutto evidente che l’interesse nazionale dell’Italia non coincide, all’opposto confligge, con quello delle istituzioni finanziarie globalizzate che hanno creato il cancro dei titoli derivati tossici, che ammontano a 787 mila miliardi di dollari pari a 12 volte il Pil mondiale, il cui interesse è di riciclare questo denaro virtuale mettendo le mani sull’economia reale e sulle imprese che producono beni e servizi. E se la Mafia, per riciclare il denaro sporco frutto di attività illecite, le basta avere a disposizione singoli politici, dirigenti pubblici e imprenditori, la speculazione finanziaria globalizzata per riciclare un ammontare stratosferico di titoli spazzatura deve controllare direttamente i governi degli Stati.
Il fatto che Monti sia espressione di queste istituzioni finanziarie è stato da lui stesso ammesso. Il fatto che queste istituzioni siano responsabili della speculazione finanziaria è assodato. E’ un dato di fatto che il primo anno del governo Monti corrisponde alla perpetrazione del crimine dell’uccisione della democrazia sostanziale. Così come stiamo assistendo alla perpetrazione del crimine della spogliazione totale della sovranità dell’Italia vincolando qualsiasi governo a sottomettersi alle imposizioni del Trattato europeo di stabilità finanziaria. La conseguenza è che si sta perpetrando il terzo crimine della trasformazione di uno Stato ricco in una popolazione povera e di imprese creditrici in imprenditori falliti. Sono questi gli ingredienti manifesti e indubbi della congiura ai danni non solo di Berlusconi ma dell’Italia e degli italiani.
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